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La puntata precedente stava qui.

Barrett

C'è un brano di Barrett che continua a rimanere ufficialmente inedito. Venne registrato dai Pink Floyd al completo all'incirca nel 1968, poco prima che costringessero l'uomo a lasciare la band. Per chi passa di qua e non l'avesse mai ascoltato, lo può scaricare da qui. Ci vogliono una ventina di secondi. Si intitola Vegetable man.

In yellow shoes / I get the blues, / So I walk the street with my plastic feet / with blue velvet trousers make me feel pink. / Theres a kind of stink about blue velvet trousers


In my paisley shirt, / I look a jerk, / and my turquoise wasitcoat is quite outta sight. / But oh, oh, my haircut looks so bad... / Vegetable man! Where are you?
So I change my gear, / and I bugger my knees / and I cover them up with the latest cuts / My pants and socks are all in a box / It does take long to find darn old socks / The watch, black watch, my watch with a black face / and a date in a little hole


and all the luck, / its what I got, / Its what I wear, / Its what you see, / It must be me, / Its what I am! / Vegetable man! Where are you?

Ah, ah ah ah, ah ah ah / Hah, ah ah ah, ah ah ah - oh! / I've been looking all over the place / for a place for me / But it ain't anywhere / It just ain't anywhere.

Vegetable man, Vegetable man, Vegetable man.
Vegetable man, Vegetable man, Vegetable man,

He's the kind of fella you just gotta see if you can,
Vegetable man.

Qui invece c'è la cover che ne fecero i Jesus and Mary Chain nel 1984. Era il lato B del loro primo 45 giri.

MP3s here are uploaded for sampling purposes and may be available for short times. If you are the owner of a sound file, and would like it removed, write me and the links will be removed "a little more" shortly.

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Una vignetta a matita tratta dallo storyboard di la vera storia di Lara Canepa, un fumetto che forse non disegnerò mai.

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Lara Canepa

La vera storia di Lara Canepa, è un fumetto che forse non disegnerò mai. Questo è un frammento, che sarebbe un soggetto, ma è scritto come un racconto.

1.

Lara Canepa era diventata la più grande attaccabrighe del reggimento di cui faceva parte. Il suo carattere vi è oramai noto: era sempre stata abituata a primeggiare, in qualunque campo. La turbolenza dei suoi camerati l’aveva contagiata. Cominciò a farsi vanto persino dell’ubriachezza. Molte cose erano cambiate. Nel suo reggimento, i duelli erano all’ordine del giorno. E ci si trovava immancabilmente coinvolta, non fosse altro che come testimone. I camerati l’adoravano, e i comandanti iniziarono a considerarla come un “male” inevitabile.


2.

Tranquillamente assaporava la fama che si era guadagnata. Fino a quando fu destinato al suo stesso reggimento un giovane di ricca ed illustre famiglia, fortunato, brillante come non ne aveva mai incontrati in vita sua. Giovane, intelligente, bello, allegro ed indiavolato, coraggioso fino all’incoscienza, ricco, con quattrini di cui non sapeva nemmeno fare il conto; non gli finivano mai! Immaginate l’effetto che doveva produrre su di lei. Il suo nome era Damo.


3.

Incuriosito dalla nomea che lei si era fatta, Damo volle cercare da subito la sua amicizia. Lara l’accolse freddamente ed egli da subito, senza alcun rammarico se ne allontanò. Lara prese istantaneamente ad odiarlo. Ma gli incredibili successi di Damo nel reggimento e soprattutto in compagnia di altre donne la portarono presto alla disperazione.


4.

Attaccò lite con lui. Ma lui scherzava e lei era astiosa. Le sue risposte le parevano sempre più inattese ed acute delle sue provocazioni, ed incomparabilmente più allegre. Una volta, ad un ballo, vedendolo oggetto d’attenzione di tutte le dame e in particolare della stessa padrona di casa, che Lara conosceva bene, gli disse all’orecchio qualcosa di villano e offensivo. Lui le diede uno schiaffo. Lara Tirò fuori il coltello, le signore svennero. Li separarono, ma la notte stessa andarono a battersi.


5.

Era già l’alba. Lara Canepa era al posto fissato con i suoi tre padrini. Pazientemente attendeva il suo avversario. Mentre si levava il sole ed il caldo si accentuava, lo scorse di lontano. Veniva a piedi, in divisa, accompagnato da un solo padrino. Lara gli corse incontro: Damo portava con sé la colazione del mattino. Sì, proprio così. Le si avvicinava con molta calma, impugnando una tazzina di caffè.

6.

I padrini misurarono dodici passi. Tirarono a sorte: il numero uno capitò a lui. La solita fortuna. Mirò. Lara era salva. Il colpo le era passato fra i capelli, accanto all’orecchio. Era la sua volta. La vita di lui era finalmente nelle mani di lei; Lara lo guardava avidamente, sforzandosi di cogliere anche solo un’ombra di inquietudine. Lui restava lì. Aveva ripreso a sorseggiare il suo caffè. La sua indifferenza la rese furibonda. Pensò che non sarebbe servito a nulla togliergli la vita, se questa eventualità lo lasciava a tal punto indifferente. Abbassò la pistola.


7.

“State facendo colazione. Non voglio disturbarvi.”

“Non mi disturbate affatto. Favorite di sparare se volete. Ma del resto fate come più vi garba. In tal caso mi sareste debitrice di un colpo. E sarò sempre ai vostri ordini.”

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non capiva un chiasmo

Le donne, i cavallier, l'arme, gli amori, la porta, la memoria, le chiavi? Dimenticate.

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appunti

Milarepa. Era nato in una ricca famiglia nel Tibet occidentale, vicino al confine con il Nepal. Suo padre morì quando egli aveva solo sette anni, e da quel momento, tutte le proprietà di famiglia caddero sotto il controllo degli avidi zii, che trattarono Milarepa e la madre come schiavi. La madre di Milarepa accumulò immenso rancore e, non appena suo figlio fu abbastanza grande, gli diede i pochi pezzi d'oro che era riuscita a nascondere ai parenti-padroni affichè potesse fuggire e studiare magia nera. Sperava che questa arte conferisse al figlio la capacità di vendicarsi per lei. Il giovane Milarepa apprese rapidamente come guidare le potenze della distruzione e le utilizzò, esaudendo i desideri dalla madre: evocò demoni e suscitò svariate catastrofi che portarono velocemente alla rovina il villaggio ove vivevano i suoi parenti, causando così la morte di molte persone. Il suo maestro di magia nera, trovatosi per la prima volta a confronto con un tale disastro, rimase scioccato, e realizzando la natura negativa dei suoi stessi insegnamenti, lo cacciò.

Marpa e Milarepa. Pentito ed addolorato per il male fatto, Milarepa decise di partire alla ricerca di un maestro che lo liberasse dalla colpa insegnandogli il buddismo. Dopo un lungo viaggio incontrò in una valle un monaco che arava. Gli chiese dove fosse il famoso lama Marpa e il monaco rispose: "Vado ad avvisare il lama, continua tu ad arare e quando hai finito vieni dentro la casa che vedi sulla collina." Quando ebbe finito, entrando in casa trovò lo stesso monaco, che seduto su un cuscino istruiva i discepoli: prostrandosi ai sui piedi, egli gli raccontò i propri delitti e chiese di poter ricevere l'insegnamento. Marpa rispose che, dato che non aveva beni materiali da offrire, lo avrebbe accontentato in cambio della costruzione di una torre tonda in onore di suo figlio, sulla cima orientale del monte. Ma quando un mese dopo la torre fu pronta, Marpa gli disse di smontarla e costruirne un'altra a forma di mezzaluna sulla cima occidentale. Quando un mese dopo, anche la nuova torre fu pronta, Marpa gli disse di smontarla e costruirne un'altra a base triangolare sulla cima settentrionale. Ma quando la torre a base triangolare fu pronta, Marpa gli disse di smontarla e costruirne un'altra a base quadrata sulla cima neridionale. Allora Mila disse a Marpa: "Ti ho fatto omaggio delle torri costruite per tuo figlio senza neppure un compagno che mi aiutasse a portare una sola pietra, un solo cesto di terra, un solo secchio d'acqua, un solo mastello di calcina. Hai promesso di darmi la dottrina e per questo sono qui." E Marpa rispose: "Grande mago, hai fatto una torretta grande appena come un braccio che non vale certo la dottrina che con difficoltà ho portato dall'India. Se hai il prezzo dell'insegnamento, portalo, oppure vattene."
Così detto il lama lo prese a schiaffi e, tirandolo per i capelli, lo buttò fuori. Milarepa avrebbe voluto morire e pianse tutta la notte. La mattina successiva il lama gli chiese di costruire una torre di dieci piani come santuario in cambio dell'insegnamento e Mila si mise di nuovo tenacemente al lavoro. Dopo qualche mese si presentò da Marpa con la schiena coperta di piaghe e di pus, ma il lama fece a pezzi la sua veste e gli ordinò di usarla come lo straccio che si applica alle ferite dei somari e continuare il lavoro. Mila tentò di farlo, ma cadde malato e decise di arrendersi, fuggendo per tornare al suo paese.

Marpa e Naropa. Marpa era nato da una famiglia di ricchi proprietari terrieri nella vallata di Trowo, situata nel Tibet del sud. Minore di tre fratelli, si distinse da subito per il suo carattere irascibile ed ostinato. Suo padre evinse dal suo comportamento che se il figlio avesse intrapreso una buona via, avrebbe ottenuto grande successo spirituale, ma che se avesse intrapreso una via negativa, avrebbe reso la vita difficile a tutta la famiglia. Quindi si prodigò affinché il figlio potesse accedere ad una buona istruzione. All'età di dodici anni Marpa iniziò a studiare da un insegnante Buddhista locale, che gli insegnò a leggere e scrivere. Marpa eccelse negli studi ma si rivelò essere una calamità per gli altri studenti, con i quali litigava costantemente. La cattiva reputazione di Marpa si diffuse velocemente. Questo convinse il padre ad affidarlo ad un insegnante che fosse importante e che, soprattutto, fosse situato molto lontano da casa. Marpa scelse di partire per studiare dal famoso Lama traduttore Drogmi, fondatore della tradizione Sakya del Buddhismo tibetano. Marpa studiò per 3 anni, ma Drogmi si rifiutò di dargli insegnamenti Buddhisti più avanzati. La curiosità di Marpa per il Buddhismo ne uscì rafforzata. Fu così che decise di recarsi in India, dove a quel tempo vivevano i più grandi maestri realizzati. Sul tragitto verso l'India, attraversando il Nepal, incontrò due discepoli di Naropa. Marpa decise di mettersi alla ricerca del maestro. Dopo un lungo viaggio, giunse da Naropa, che lo accettò immediatamente come studente. Per sedici anni Marpa ricevette da Naropa iniziazioni ed insegnamenti. Divenne a sua volta insegnante e la sua fama si diffuse velocemente. Fu un maestro particolarmente difficile, divenendo noto più per i suoi scatti d'ira, che per la sua generosità e buon umore.

Tilopa e Naropa. Molti anni prima, Naropa era studente all'università buddista di Nalanda, quando Tilopa gli apparve in sogno. Naropa decise in quel momento, di abbandonare i suoi libri e i suoi averi per raggiungere il proprio maestro. Tilopa sperimentò il valore del discepolo, assoggettandolo a dodici prove di resistenza fisica. Naropa, per ordine di Tilopa, si gettò dal tetto di un tempio a tre piani, si buttò in un fuoco ardente, fu picchiato a morte in diverse occasioni per aver provocato (per ordine di Tilopa) degli uomini fino a farli infuriare, nutrì il suo corpo con delle sanguisughe, fu torturato con bastoncini roventi appuntiti, si sfiancò totalmente cacciando immagini di fantasmi, colpì il suo organo sessuale con una pietra e alla fine si tagliò la testa e gli arti e ne fece offerta al suo maestro. Tilopa restituì il benessere a Naropa dopo ognuna di queste prove e lo ricompensò con l’ultima fase dell’insegnamento.

Tilopa. Secondo la tradizione, Tilopa, che visse circa a metà del X secolo, avrebbe ricevuto gli insegnamenti della dottrina Mahâmudrâ dal Buddha Celeste Vajra Dhara.

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