Lara Canepa
La vera storia di Lara Canepa, è un fumetto che forse non disegnerò mai. Questo è un frammento, che sarebbe un soggetto, ma è scritto come un racconto.
1.
Lara Canepa era diventata la più grande attaccabrighe del reggimento di cui faceva parte. Il suo carattere vi è oramai noto: era sempre stata abituata a primeggiare, in qualunque campo. La turbolenza dei suoi camerati l’aveva contagiata. Cominciò a farsi vanto persino dell’ubriachezza. Molte cose erano cambiate. Nel suo reggimento, i duelli erano all’ordine del giorno. E ci si trovava immancabilmente coinvolta, non fosse altro che come testimone. I camerati l’adoravano, e i comandanti iniziarono a considerarla come un “male” inevitabile.
2.
Tranquillamente assaporava la fama che si era guadagnata. Fino a quando fu destinato al suo stesso reggimento un giovane di ricca ed illustre famiglia, fortunato, brillante come non ne aveva mai incontrati in vita sua. Giovane, intelligente, bello, allegro ed indiavolato, coraggioso fino all’incoscienza, ricco, con quattrini di cui non sapeva nemmeno fare il conto; non gli finivano mai! Immaginate l’effetto che doveva produrre su di lei. Il suo nome era Damo.
3.
Incuriosito dalla nomea che lei si era fatta, Damo volle cercare da subito la sua amicizia. Lara l’accolse freddamente ed egli da subito, senza alcun rammarico se ne allontanò. Lara prese istantaneamente ad odiarlo. Ma gli incredibili successi di Damo nel reggimento e soprattutto in compagnia di altre donne la portarono presto alla disperazione.
4.
Attaccò lite con lui. Ma lui scherzava e lei era astiosa. Le sue risposte le parevano sempre più inattese ed acute delle sue provocazioni, ed incomparabilmente più allegre. Una volta, ad un ballo, vedendolo oggetto d’attenzione di tutte le dame e in particolare della stessa padrona di casa, che Lara conosceva bene, gli disse all’orecchio qualcosa di villano e offensivo. Lui le diede uno schiaffo. Lara Tirò fuori il coltello, le signore svennero. Li separarono, ma la notte stessa andarono a battersi.
5.
Era già l’alba. Lara Canepa era al posto fissato con i suoi tre padrini. Pazientemente attendeva il suo avversario. Mentre si levava il sole ed il caldo si accentuava, lo scorse di lontano. Veniva a piedi, in divisa, accompagnato da un solo padrino. Lara gli corse incontro: Damo portava con sé la colazione del mattino. Sì, proprio così. Le si avvicinava con molta calma, impugnando una tazzina di caffè.
6.
I padrini misurarono dodici passi. Tirarono a sorte: il numero uno capitò a lui. La solita fortuna. Mirò. Lara era salva. Il colpo le era passato fra i capelli, accanto all’orecchio. Era la sua volta. La vita di lui era finalmente nelle mani di lei; Lara lo guardava avidamente, sforzandosi di cogliere anche solo un’ombra di inquietudine. Lui restava lì. Aveva ripreso a sorseggiare il suo caffè. La sua indifferenza la rese furibonda. Pensò che non sarebbe servito a nulla togliergli la vita, se questa eventualità lo lasciava a tal punto indifferente. Abbassò la pistola.
7.
“State facendo colazione. Non voglio disturbarvi.”
“Non mi disturbate affatto. Favorite di sparare se volete. Ma del resto fate come più vi garba. In tal caso mi sareste debitrice di un colpo. E sarò sempre ai vostri ordini.”
1.
Lara Canepa era diventata la più grande attaccabrighe del reggimento di cui faceva parte. Il suo carattere vi è oramai noto: era sempre stata abituata a primeggiare, in qualunque campo. La turbolenza dei suoi camerati l’aveva contagiata. Cominciò a farsi vanto persino dell’ubriachezza. Molte cose erano cambiate. Nel suo reggimento, i duelli erano all’ordine del giorno. E ci si trovava immancabilmente coinvolta, non fosse altro che come testimone. I camerati l’adoravano, e i comandanti iniziarono a considerarla come un “male” inevitabile.
2.
Tranquillamente assaporava la fama che si era guadagnata. Fino a quando fu destinato al suo stesso reggimento un giovane di ricca ed illustre famiglia, fortunato, brillante come non ne aveva mai incontrati in vita sua. Giovane, intelligente, bello, allegro ed indiavolato, coraggioso fino all’incoscienza, ricco, con quattrini di cui non sapeva nemmeno fare il conto; non gli finivano mai! Immaginate l’effetto che doveva produrre su di lei. Il suo nome era Damo.
3.
Incuriosito dalla nomea che lei si era fatta, Damo volle cercare da subito la sua amicizia. Lara l’accolse freddamente ed egli da subito, senza alcun rammarico se ne allontanò. Lara prese istantaneamente ad odiarlo. Ma gli incredibili successi di Damo nel reggimento e soprattutto in compagnia di altre donne la portarono presto alla disperazione.
4.
Attaccò lite con lui. Ma lui scherzava e lei era astiosa. Le sue risposte le parevano sempre più inattese ed acute delle sue provocazioni, ed incomparabilmente più allegre. Una volta, ad un ballo, vedendolo oggetto d’attenzione di tutte le dame e in particolare della stessa padrona di casa, che Lara conosceva bene, gli disse all’orecchio qualcosa di villano e offensivo. Lui le diede uno schiaffo. Lara Tirò fuori il coltello, le signore svennero. Li separarono, ma la notte stessa andarono a battersi.
5.
Era già l’alba. Lara Canepa era al posto fissato con i suoi tre padrini. Pazientemente attendeva il suo avversario. Mentre si levava il sole ed il caldo si accentuava, lo scorse di lontano. Veniva a piedi, in divisa, accompagnato da un solo padrino. Lara gli corse incontro: Damo portava con sé la colazione del mattino. Sì, proprio così. Le si avvicinava con molta calma, impugnando una tazzina di caffè.
6.
I padrini misurarono dodici passi. Tirarono a sorte: il numero uno capitò a lui. La solita fortuna. Mirò. Lara era salva. Il colpo le era passato fra i capelli, accanto all’orecchio. Era la sua volta. La vita di lui era finalmente nelle mani di lei; Lara lo guardava avidamente, sforzandosi di cogliere anche solo un’ombra di inquietudine. Lui restava lì. Aveva ripreso a sorseggiare il suo caffè. La sua indifferenza la rese furibonda. Pensò che non sarebbe servito a nulla togliergli la vita, se questa eventualità lo lasciava a tal punto indifferente. Abbassò la pistola.
7.
“State facendo colazione. Non voglio disturbarvi.”
“Non mi disturbate affatto. Favorite di sparare se volete. Ma del resto fate come più vi garba. In tal caso mi sareste debitrice di un colpo. E sarò sempre ai vostri ordini.”
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